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Tutino: Miseria e nobiltà prima assoluta a Genova Tutino: Miseria e nobiltà prima assoluta a Genova

Postato da Ricordi 22 gennaio 2018 Liberamente tratta dalla commedia di Eduardo Scarpetta, uno dei massimi commediografi italiani di comicità teatrale popolare (napoletana) di fine 1800, l’opera Miseria e nobiltà di Marco Tutino, libretto di Luca Rossi e Fabio Ceresa, sarà presentata in prima assoluta a Genova il 23 febbraio al Teatro Carlo Felice.
 
Lasciamo alle parole del compositore (qui estrapolate dal testo del programma di sala del teatro) l’introduzione alla sua opera.

L’opera buffa, genere inventato a Napoli all’inizio del XVIII secolo, esportato e sviluppato da noi italiani nel corso di più o meno 200 anni, connota e definisce una tradizione così vasta, importante e varia da incutere soggezione. Non a caso, durante il secolo scorso, ben pochi autori nazionali si cimentarono nel tentare di riprodurre quei fasti; uno su tutti ci riuscì pienamente grazie alla sua straordinaria e ancora misconosciuta genialità, Nino Rota, che col ‘Cappello di paglia di Firenze’ ci regalò uno dei capolavori operistici del ’900. […] La sfida dunque di provarci era irresistibile, anche tenendo presente alcuni sporadici ma meravigliosi esempi d’oltralpe: ‘The Midsummer Marriage’ di Tippet e ‘Albert Herring’ di Britten, oltre naturalmente al delizioso ‘Candide’ di Bernstein. 

Miseria e nobiltà di Rossi, Ceresa e mia non nasce con la pretesa di essere fedele al testo originale. Intanto, la vicenda viene immaginata in un’epoca posteriore, ed esattamente nei due, tre giorni del referendum monarchia/repubblica del 1946. […]. I personaggi si sono sfoltiti, e la tribù dei miserabili di Scarpetta si è ridotta a tre, appunto la sola famiglia Sciosciammocca […]. Riguardo alla trama, non potevamo accontentarci del meccanismo ottocentesco della farsa che quasi funziona mediante l’effetto domino, dove ogni situazione innesca quella conseguente per inerzia. Qui la vicenda si dipana e si spiega con antefatti e accadimenti più complessi, e le ragioni dei personaggi sembrano essere più ancorate a una narrazione che indaghi maggiormente nelle psicologie e nelle motivazioni sociali e culturali. 

Naturalmente, come le prove sopracitate di commedia musicale postbellica, anche questa M&N del duemila inoltrato non può essere solo un’opera buffa tout court. Il nostro sguardo è ormai irrimediabilmente influenzato e corrotto dalla varietà dei generi di spettacolo leggero che da più di cento anni hanno cambiato profondamente le nostre esigenze e aspettative: chi ha conosciuto ‘Falstaff’, l’operetta, il musical, Nino Rota, Totò, Mel Brooks, e così via […], non si accontenterà più dei meccanismi teatrali e del linguaggio di Rossini e Donizetti, seppure sublimi e unici. La comicità e la leggerezza oggi saranno inevitabilmente sempre venate di turbamenti e ombre, e disposte a negare sé stesse in ogni momento. Dietro ad ogni risata si nasconde una lacrima, dietro a ogni sberleffo una nostalgia, e anche se questo è sempre stato vero […] oggi questa relazione è più evidente, più ricercata e voluta, quasi una contraddizione deflagrante che sprigiona una energia altra, una terza dimensione teatrale sia rispetto al comico che al tragico; un genere dunque nuovo, ancora tutto da scoprire. 
Di questa nuova potenzialità ci si dovrebbe occupare di più, nell’ambito della creazione operistica […]. 
Noi ci abbiamo provato, senza nessuna pretesa se non quella di divertire il pubblico […]


Miseria e nobiltà è una commissione del Teatro Carlo Felice




MISERIA E NOBILTA’
Opera in due atti, liberamente tratta dall’omonima commedia di Eduardo Scarpetta
Libretto di Luca Rossi e Fabio Ceresa
2 (II anche ott.). 2 (II anche cor.i.). 2. clb. 2. /2. 2. 2. - . / timp perc arpa / archi
Bettina, soprano; Peppiniello, voce bianca o mezzosoprano/soprano; Gemma, mezzosoprano;
Eugenio, tenore; Contadino/Cameriere, tenore di carattere; Felice Sciosciammocca, baritono;
Don Gaetano, basso-baritono buffo; Ottavio, basso; Popolani e popolane, coro misto










Immagine: Bozzetto Miseria e nobiltà (Atto I, scena I), Fondazione Teatro Carlo Felice; Scene di Tiziano Santi


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