Giuseppe Verdi: Messa da Requiem

Verdi Edition

A cura di David Rosen (1990)

Due volumi: partitura pp. LX, 338 + commento critico | NR 135334
Riduzione canto e pianoforte | NR 134164
Partitura da studio (edizione in brossura) | NR 141464
Riduzione canto e pianoforte (Practical Series – breve introduzione, senza note critiche) | NR 141354

L’edizione critica della Messa da Requiem di Verdi non pretende di offrire all’ascoltatore nuove grandi rivelazioni sull’opera. Del resto, lo stesso Verdi si occupò delle prime esecuzioni in Italia e all’estero, e esaminò personalmente le bozze della riduzione per voce e pianoforte preparate da Ricordi (anche se non della partitura orchestrale, pubblicata molti anni dopo). Tuttavia, questa nuova edizione fornisce nuovi importanti spunti sull’arte di Verdi, spunti che alla fine andranno a beneficio degli artisti, degli studiosi e del pubblico.

Il nuovo materiale più significativo associato al Requiem non apparirà (e non dovrebbe figurare) nella maggior parte delle esibizioni moderne. In due casi Verdi ha preparato versioni precedenti delle sezioni principali della partitura, ed entrambe verranno stampate in appendice all’edizione critica. La prima è la versione originale del movimento “Libera me”. Alla morte di Rossini nel 1868, Verdi propose che una messa commemorativa fosse preparata dai più importanti compositori italiani. Sebbene completata, essa non fu mai effettivamente eseguita al tempo. Ma Verdi conservò il suo contributo, “Libera me”, e in seguito lo rivisto per l’inserimento nella Messa da Requiem. Forse ancora più importante, la nuova edizione renderà disponibile per la prima volta una partitura completa della versione originale della sezione “Liber scriptus” del Dies irae. La versione tradizionale, per mezzosoprano solo, sostituì una precedente fuga per coro e orchestra, eseguita in realtà alla prima della Messa da Requiem a Milano il 22 maggio 1874. La versione rivista, completata nel febbraio 1875, fu eseguita per la prima volta a Londra il 15 maggio successivo. Non c’è dubbio che la revisione sia preferibile, ma la fuga testimonia una maturità compositiva di Verdi che non è trascurabile. Potrebbe opportunamente figurare in programmi di concerti coristici o incisioni (come appendice all’intero Requiem).

L’edizione critica della Messa da Requiem corregge numerosi errori o ambiguità delle prime fonti stampate. Attingendo all’autografo di Verdi, ai primi manoscritti preparati da Ricordi, alle parti orchestrali a stampa e manoscritte, alla riduzione a stampa per pianoforte e voci, la nuova edizione risolve diversi problemi testuali dell’opera. Ci sono molti cambiamenti in tutta la partitura. Solo coloro che sono intimamente coinvolti nella performance possono essere in grado di identificarli, ma il pubblico alla fine trae vantaggio dal loro effetto cumulativo. Una categoria speciale riguarda i luoghi in cui lo stesso Verdi ha apportato modifiche alla fine dell’iter compositivo, alterazioni che non compaiono nelle precedenti versioni a stampa.

Infine, ci sono innumerevoli correzioni di dettagli, alcuni dei quali sono stati istintivamente emendati dagli artisti nel corso degli anni. Chi, ad esempio, ha esaminato la partitura a stampa della sezione “Lacrymosa” nel Dies irae, non può non essere rimasto colpito dall’incoerenza delle legature. I problemi sono a più livelli. Le legature di Verdi nell’autografo non sono chiare: poiché la partitura è fittamente orchestrata, la notazione è spesso approssimativa. L’obiettivo ultimo di questa edizione critica è produrre un testo stampato che tenti di catturare il significato di Verdi nel modo più completo possibile.