Intervista: La nuova opera di Battistelli alla Scala
Il cambiamento climatico è l’argomento su cui si basa
CO2, la nuova opera di Giorgio Battistelli commissionata dal Teatro alla Scala e in scena dal 16 al 29 maggio a Milano. Libretto in inglese affidato a Ian Burton e la regia a Robert Carsen, l’opera si prospetta come l’evento più importante della stagione EXPO scaligera. L’orchestra e il coro del Teatro sono diretti da Cornelius Meister. Intervistiamo il compositore.
C02 (formula chimica dell’anidride carbonica) affronta le tematiche più dibattute negli ultimi anni: la salvezza del pianeta. Ci può raccontare come è nata l’ idea di scrivere un’opera su un argomento così cruciale per l’umanità.
L’idea di trarre un soggetto per un’opera mi venne dopo la lettura del libro “An inconvenient truth” di Al Gore che mi colpì per i problemi di cui parla, problemi che riguardano l’intera umanità e non un solo paese o continente. Questa lettura coincise con un invito di Stephane Lissner a scrivere un’opera per La Scala. Al primo incontro con Lissner proposi questo soggetto che lui accettò con entusiasmo. Poi nel corso degli anni ho deciso di abbandonare il testo di Al Gore ma non il soggetto del clima e quindi Ian Burton ha scritto un libretto originale sul soggetto del clima.
L’opera si articola in nove scene con un prologo e un epilogo. Quanti sono i personaggi e come si sviluppa la drammaturgia.
E’ un’opera con un arco narrativo simbolico, si va dalla danza di Shiva fino al Convegno di Kyoto in cui si è trattato dei problemi del surriscaldamento della terra passando dalla scena dell’incontro di Adamo ed Eva a quella dello tsunami, oppure una visione di un aeroporto impazzito con persone che attendono di poter partire e ancora una scena all’interno di un supermercato che rappresenta la globalizzazione del cibo. Determinante è la scena in cui appare Gea, la terra che avverte gli uomini che la stanno lacerando al proprio interno e che se riusciranno a distruggerla, distruggeranno loro stessi.
Crede che CO2 in qualche modo possa contribuire a scuotere le coscienze dei governanti, della popolazione, a salvaguardare il nostro pianeta? Ciascuno di noi, anche nel piccolo, ha delle proprie responsabilità.
La mia speranza è che attraverso un’opera di teatro musicale, attraverso uno sguardo e un ascolto artistico si possa toccare la coscienza delle persone e guardare il problema molto serio da un angolatura non scientifica ma estetica.
Con CO2 riprende la sua collaborazione con lo scrittore e commediografo Ian Burton e con il regista Robert Carsen, con i quali aveva lavorato nell’opera Richard III, rappresentata nel 2005 alla Vlaamse Opera di Anversa. Ci può raccontare come si è svolto il vostro lavoro di equipe?
Con Carsen e Burton c’è stata fin dalla prima collaborazione un’ottima empatia artistica; abbiamo lavorato per sviluppare alcuni nodi drammaturgici del testo cercando di creare una sincronicità tra ciò che accade nella partitura dal punto di vista musicale e la visione che ne scaturisce.
Dopo CO2, su quali progetti lavorerà?
Dopo CO2 ho un grande desiderio che è quello di continuare a scrivere opere.
Photo: (c) Edward Brtuynsky. Courtesy Nicholas Metivier Gallery, Toronto / Flowers, London