L’edizione critica di La gazzetta di Gioachino Rossini, opera comica in 2 atti di Giuseppe Palomba, è in programma quest’estate a Pesaro (11, 14, 17, 20 agosto) al Rossini Opera Festival. Il Coro e l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna sono diretti da Enrique Mazzola e la regia è di Marco Carniti. Rappresentata in prima assoluta nel 2001 al ROF e poi lì ripresa nel 2005, l’edizione critica di Stefano Scipioni e Philip Gossett ritorna al festival rossiniano dopo aver toccato città come Barcellona, Liegi, Londra, Boston. Abbiamo chiesto a Enrique Mazzola di parlarci di quest’opera e del suo rapporto con il mondo di Rossini.
Ispirata alla commedia di Carlo Goldoni Il matrimonio per concorso, La gazzetta ha debuttato nel settembre del 1816 a Napoli, a pochi mesi di distanza dalla prima rappresentazione de Il barbiere di Siviglia e precedendo di pochi mesi quella di Otello. Quale è il suo giudizio su questa opera “minore” collocata tra questi due capolavori?
Un primo giudizio secondo me è che è piuttosto riduttivo considerare La gazzetta un’opera minore di Rossini, come certa tradizione e critica talvolta tendono considerare. Certo forse qualche volta la tecnica del riutilizzo di materiali già scritti per altre opere non facilita il giudizio, che invece secondo me è sempre positivo: la capacità tutta rossiniana di rielaborare melodie, formule, temi, ensembles, è qui al suo apice, con un talento tutto particolare per il tempo teatrale, per il riciclo “positivo” di musica già presente in altri suoi lavori ma qui riprodotti in funzioni drammaturgiche tutte nuove, tutte riesplorate, e quindi indubbiamente di una freschezza impareggiabile.
Nel suo percorso artistico ha affrontato, in particolare nelle fortunate stagioni al Théâtre des Champs-Elysées, sia il Rossini delle farse sia quello dei grandi melodrammi eroici come Tancredi. Cosa ritiene che possa ancora comunicare la musica di Rossini al pubblico di oggi? E a quale aspetto del teatro rossiniano va la sua preferenza?
Credo che stiamo vivendo un momento storico in cui, poco a poco, la musica cosiddetta “classica” e l’opera stanno riavvicinandosi al grande pubblico.
Duecento anni fa si ascoltava l’opera per curiosità, per intrattenimento, per socializzare, e Rossini rappresentava un punto forte di questa capacità di ascolto: musica frizzante, drammaturgia efficace, eleganza e vivacità in un contesto musicale di altissima qualità. Ebbene, credo che dopo un lungo periodo in cui nel ventesimo secolo l’opera è stata vista come un fenomeno elitario, finalmente si sta tornando all’opera per tutti, e Rossini e il suo linguaggio accessibile mi sembra trovarsi oggi in una posizione privilegiata.
Il ciclo delle farse di Rossini al Théâtre des Champs-Elysées ha un successo enorme, ma è stato commovente portare in tour nella regione parigina d’Ile-de-France le stesse opere ad un pubblico nuovo, che non conosceva il teatro musicale, e che ascoltava con attenzione e divertimento il nostro Rossini. Questo è stato il vero trionfo, la conferma che l’inventiva rossiniana è sempre valida, contemporanea, sincera e spontanea.
Da anni dirige le opere di Donizetti, Rossini e Verdi (e fra un poco Meyerbeer) utilizzando le edizioni critiche di Ricordi. In che modo ritiene che queste aiutino l’esecutore di oggi?
Mi trovo in un bellissimo periodo, avendo in valigia tre fantastiche edizioni critiche che eseguo a distanza di pochi mesi: Poliuto di Donizetti, La gazzetta di Rossini e Vasco de Gama (L’africaine) di Meyerbeer.
Per me è fondamentale il supporto dell’edizione critica, in un periodo in cui noi direttori d’orchestra ed interpreti in generale diamo al segno originale del compositore una primaria importanza. In una prova d’orchestra, in una prova di sala con i cantanti o il coro, ho bisogno di affermare con sicurezza la validità di un gesto musicale, e avere sotto gli occhi una valida edizione critica è oggi elemento essenziale della mia vita di artista.
Ha in previsione di dirigere altre opere di Rossini nel prossimo futuro?
La prossima farsa per il ciclo parigino al Théâtre des Champs-Elysées è il Signor Bruschino, mentre il Barbiere di Siviglia mi seguirà in varie produzioni tra Berlino, Zurigo. Un appuntamento importante sarà lo Stabat Mater con l’Orchestre National d’Ile-de-France, l’orchestra che dirigo stabilmente dal 2012, che sarà eseguito nel 2017 nella nuova Philharmonie di Parigi e poi in tournée.
Photo: La gazza ladra at ROF, Credit: Studio Amati Bacciardi