Corghi: un omaggio a Pasolini
Per il quarantennale dalla scomparsa di Pier Paolo Pasolini, il Teatro Verdi di Pordenone ha commissionato ad Azio Corghi ‘ ..tra la carne e il cielo...’ per violoncello concertante, recitante maschile, soprano, pianoforte e orchestra. La drammaturgia del lavoro è realizzata da Maddalena Mazzocut-Mis su testi pasoliniani. Gli interpreti Silvia Chiesa (vc.), Omero Antonutti (attore), Valentina Coladonato (s.), Maurizio Baglini (pf.) e l’Orchestra Filarmonica di Torino sono diretti da Tito Ceccherini. “…tra la Carne e il Cielo” è un’opera basata sugli echi di una lotta fra la “Carne” della poesia di Pasolini e il “Cielo” della musica di Bach. ‘
"L'idea creativa della composizione – Corghi scrive - scaturisce dalla lettura del saggio di Giuseppe Magaletta intitolato Studi sullo stile di Bach di Pier Paolo Pasolini...L’artista interpreta la propria drammatica vicenda personale attraverso la musica di Bach, rendendola chiave per interpretare la vita stessa. Nei primi anni della sua formazione, in Friuli, durante la guerra, in un periodo particolarmente difficile, Pasolini ascoltò Bach per la prima volta eseguito da una violinista amica di famiglia, Pina Kalc. ...Da questo ascolto nacque un suo scritto. Ne citiamo alcuni frammenti:
Bach rappresentò per me in quei mesi la più forte e completa distrazione [...] Ogni volta che lo riudivo mi metteva, con la sua tenerezza e il suo strazio, davanti a quel contenuto: una lotta, cantata infinitamente, tra la Carne e il Cielo, tra alcune note basse, velate, calde e alcune note stridule, terse, astratte... come parteggiavo per la Carne! [...]
Corghi ancora scrive "L’opera pasoliniana è attraversata da un concetto del corpo che delimita la vita e la morte: poiché i sentieri del pensiero e dell’esistenza sono come tracciati a fuoco sulla carne e “la carne” sta alla base dell’esperienza. La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile."