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Vacchi: Quartetto n.6

Vacchi: Quartetto n.6

«Un quartetto d'archi per festeggiare gli splendidi vent’anni del Quartetto di Cremona, accostandosi esplicitamente all’Arte della Fuga di Bach»: questo il prossimo lavoro in prima assoluta di Fabio Vacchi, eseguito dal Quartetto di Cremona, commissionato da Società del Quartetto di Milano e Quartetto di Cremona, con la partecipazione di Fondazione Musica Insieme Bologna, Associazione Scarlatti di Napoli, Società del Quartetto di Vicenza e Teatro Comunale di Monfalcone, e frutto delle riflessioni nate sull’armonia universale durante il primo lockdown.

Il concerto sarà disponibile in streaming gratuito dal prossimo 21 febbraio sul portale del Comitato AMUR, all’interno della stagione “Silenzio in sala a tempo di musica”. In programma il Quartetto n.6, Lettera a J. S. Bach, seguito dall’Arte della Fuga bachiana, in un dialogo diretto tra linguaggi antichi e contemporanei.

Note del compositore

Pur convinto come sono che la musica comunichi messaggi, in quanto fa parte della più ampia sfera dell’umano, non trovo nulla di più esaltante che scrivere per la forma autoreferenziale del quartetto d’archi. Mi sono calato ancora una volta nelle sfumature prismatiche di un unico timbro, sapendo di poter contare su un gruppo compatto, profondo, tecnicamente ineccepibile, eloquente, duttile e creativo come il Quartetto di Cremona. Pensando a questi grandi musicisti, mi sono accostato al modello bachiano da loro proposto costruendo un brano sull’incipit che anima e indirizza l’Arte della Fuga. Omaggio tanto implicito quanto totalizzante, non solo nella sostanza e nella costruzione geometrica, ma anche nell’afflato lirico di cui Bach fu maestro assoluto. Un Bach liberato dalle filologie pretestuose che ne appiattiscono le potenzialità in nome di norme spesso artificiose: nessuno può sapere, pur studiando tutti i trattati dell’epoca come è giusto che sia, quale fosse davvero il suono sentito, voluto, pensato dal grande Johann Sebastian. Si può solo custodire quanto di lui è arrivato fino a noi, quanto si è stratificato, quanto rivive e rivivrà in una continua metamorfosi, rispettosa ma non museale: viva, non imbalsamata. Per questo ho cercato di dare intensità lirica vibrante a ogni linea, pur tratteggiata secondo la matematica coerenza bachiana. Perché l’Arte della Fuga, che non è destinata a nessun organico specifico, contiene gli accenti ardenti delle Passioni di Bach, l’intimo e bruciante lirismo delle sue Cantate, i profili cristallini del clavicembalo, gli echi e i rimbombi dell’organo e dei suoi molteplici timbri, con la possibilità d’immergersi in un’infinita gamma di colori strumentali e vocali. Contrappunto e cantabilità hanno guidato la stesura del mio Sesto Quartetto, e sono anche le fondamenta che Enzo Restagno riconobbe nei miei lavori quando, da giovane, sfidavo i dogmi imperanti. Anche a lui devo se ho superato anni difficili. A lui e a quanto ha fatto per la musica dedico la mia Lettera a J.S. Bach. Contrappunto e cantabilità, ricongiunti, rappresentano per me quel che il Covid deve indicarci se vogliamo spingerci verso una nuova armonia universale, capace di dare voce ai #senzavoce: le fasce discriminate per genere, status, etnia, generazione, religione (o non religione), orientamento sessuale e specie (gli animali). Il lockdown ci ha insegnato che siamo tutti sulla stessa barca, che scienza e coscienza, ragione e sentimento, lucidità ed empatia, concetto e impulso, riflessione e intuito non possono scindersi se non portandoci a sfacelo: dobbiamo aprirci a una nuova visione, che arricchisca le varie aree del sapere con la risonanza di cui sono fatte le cellule del cosmo. Gli studi medici, fisici, biologici confermano oggi ciò che Bach ben sapeva: la vita è vibrazione, l’universo è vibrazione, il corpo e l’anima di ogni essere senziente è vibrazione.

Questa Lettera è il mio umile canto a Bach, perché ci accompagni verso un cambiamento, ora che tanto è stato scoperto rispetto alla sua epoca, ma altrettanto dovrebbe trasformarsi. Le varie sezioni di contrappunto rigoroso, introdotte, inframmezzate e chiuse da episodi dall’andamento preludiante, assecondano la natura lirica del materiale, degli strumenti, dell’interpretazione (che in questo caso è parte integrante della premessa compositiva, ben conoscendo io, da tempo, le potenzialità del Quartetto di Cremona), per confluire in un finale che ne è la sintesi.

Estratto dalle note di programma
"Lettera a J.S. Bach, il lockdown e l'armonia universale"

 

I quartetti di Fabio Vacchi

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Photo: Running / Quartetto di Cremona / Nikolaj Lund

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