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Filidei:  L’Inondation – Intervista al compositore

Filidei: L’Inondation – Intervista al compositore

Il 27 settembre (con repliche fino al 3 ottobre) l’Orchestre Philharmonique de Radio France, diretta da Emilio Pomarico, eseguirà al teatro dell’ Opéra Comique la prima assoluta de L’Inondation - opera in due atti, di Francesco Filidei. Libretto di Jöel Pommerat. 

La trama è stata ricavata dall’omonimo racconto di Evgenij Zamjatin, da cui Pommerat ha tratto i personaggi principali: una donna che cerca invano di salvare il suo matrimonio, suo marito, un’orfana adottata dalla coppia, e i loro vicini. A questi, si aggiunge la figura di un narratore, vicino al ruolo del coro nella tragedia greca.


Guarda il video di presentazione:



In occasione della prima de L’Inondation abbiamo rivolto a Francesco Filidei alcune domande.


Il libretto di Pommerat riprende un racconto di Evgenij Zamjatin, pubblicato nel 1929. Conosceva già questo testo? Ci parli delle sue prime impressioni, come compositore. 
No, non conoscevo L’inondation, anche se avevo letto “Noi” di Zamjatin. Con Pommerat avevamo discusso a lungo di vari soggetti, L’inondation faceva parte di una serie di proposte di ambito russo che Jöel mi aveva fatto. In linea di massima le istituzioni tendono a valorizzare argomenti legati all’attualità in modo diretto, trovo personalmente più interessante partire da storie e spunti appartenenti al passato, attraverso le quali possiamo vedere più chiaramente dove stiamo andando. 
Zamjatin era ingegnere navale e scrittore, ma aveva una madre piansta […] tutta la sua scrittura è musicale.  Scorrendo L'Inondation ci si accorge di come lo scrittore "orchestri" l’ambiente in cui vivono i personaggi. Le loro parole sono rare, i fenomeni atmosferici sono onnipresenti, da una parte quelli esterni come il vento e l’acqua, da un’altra quelli interni come una mosca o un ticchettio di pendola. Tutto ciò compone un mondo attorno al flusso di coscienza dei personaggi e tutto ciò invade la loro vita interiore. L'orchestrazione può rendere bene quest’atmosfera. Spetta all’orchestra dare profondità e significato a parole, pensieri, destino.

Questa opera, la seconda dopo Giordano Bruno (del 2015), è stata scritta a quattro mani con il librettista/regista Joël Pommerat. Questa modalità ha influenzato il suo modo di scrivere? Ce ne vuole parlare?  Ci sono stati dei passaggi, incontri di lavoro determinanti per le sue scelte?
Dopo aver scelto l'argomento, Joel mi ha fatto una proposta per una sinossi. In seguito, abbiamo realizzato, una settimana al mese, dei seminari con cantanti. Questo ci ha permesso di lavorare su una prima bozza scritta di ogni scena.
I dialoghi venivano letti una o due volte. Séverine Ballon al violoncello accompagnava su mia indicazione la lettura. Così al mattino respiravo l’atmosfera da creare. Nel pomeriggio, scrivevo rapidamente la melodia al pianoforte […]. Il giorno successivo, riproducevamo la scena, e la ritoccavamo. […]. Joël indicava il tempo esatto per i movimenti e le azioni sceniche. Abbiamo registrato il risultato. In seguito ho rimesso tutto al computer e ho creato un modello. Questa prima fase della composizione, scena per scena, è stata abbastanza rapida. […] Abbiamo quindi registrato un ‘démo’ quasi completo dell'opera in modo che Joël potesse preparare la messa in scena. 
In quel periodo, ho iniziato l'orchestrazione, di gran lunga la parte più lunga e più difficile per me. Anche la più grande sfida.
Ho imparato molto in questo lavoro di ritorno con un autore-regista. Precedentemente, gestivo liberamente la struttura delle mie composizioni. Invece qui, ho dovuto rispondere alle indicazioni che Joel mi proponeva. Non ho lavorato sulle forme musicali, ma sullo sviluppo drammatico, da materiali anche difficili da plasmare, un po’ come uno scultore. Ho capito che certe situazioni non invitavano a scrivere musica, se si voleva che la storia avanzasse, e che ci fosse azione. Ci volevano dei dialoghi, non solo di momenti musicali ... Infine, ho capito l’importanza della complementarità tra ‘arie’ e i ‘recitativi’.

Perché è ancora importante scrivere un teatro d’opera, oggi. 
Ho riflettuto molto sul perché proprio l'opera, e ho capito che era coerente con mio lavoro di compositore nel quale i riferimenti alle forme del passato sono numerosi. Sono interessato a rielaborare strutture del passato (con i dovuti accorgimenti) perché permettono di ridare un simulacro di vita a cose morte. L'opera è una "forma morta", che ha raggiunto l'apice e il massimo significato nella società europea in altre epoche. […]. Tuttavia mi interessa lavorare con il "cadavere" dell'opera, per cercare di rianimarlo. Un approccio testimoniato, in altri generi musicali, da alcuni titoli presenti nel mio catalogo: Notturno nel 1992, Danza macabra nel 1996, Ricercare nel 2006 o Concertino d'Autunno nel 2007.
Posso capire meglio il compositore che sono, inserendomi nel tempo che passa. Da questo approccio, cosa posso trarre? Bene, un brano musicale è per me come una ‘miniatura’ della vita. Come una vita umana, il brano nasce, vive e muore nel tempo. Rimane una traccia: la partitura. Un pezzo di musica ha una durata relativamente breve rispetto alla nostra vita, ed attraverso la sua forma chiusa possiamo cercare di capire meglio chi siamo e dove andiamo… in ogni caso andiamo da qualche parte (forse). 

L’Inondation è una commissione del teatro dell’Opéra Comique.


L’Inondation (2018)
Opera in due atti. Libretto di Jöel Pommerat
Da L’inondation di Evgenij Zamjatin
3 S, C, CT, T, Bar, B, 2 voci bianche
2.2.2 clb.2 / 2.2.2.1. / perc (=5) pf cel arpa fsm / archi
Durata 130’







Immagine: @ Matthieu Fappani / Inconito for Opéra Comique

 
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