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Rossini, Gioacchino

(29 Febbraio 1792 - 13 Novembre 1868)

Il genio precoce
Figlio di Giuseppe (suonatore di tromba e di corno nella banda comunale pesarese) e della cantante Anna Guidarini, studiò a Bologna con Giuseppe Prinetti, a Lugo col canonico Giuseppe Malerbi (1802-1805), e di nuovo a Bologna – dove la famiglia si era definitivamente stabilita – con Angelo Tesei, allievo di Stanislao Mattei. Già noto nelle chiese bolognesi e in accademie private come piccolo virtuoso di canto, violino e cembalo, nel 1806 entra nel Liceo musicale, prima nella classe di violoncello, poi in quella di contrappunto di Padre Mattei. Lascerà il Liceo nel 1810, dopo aver composto, in quegli anni, due sinfonie, arie, variazioni per fiati, la cantata Il pianto d'Armonia e l'opera Demetrio e Polibio, che sarà rappresentata a Roma soltanto nel 1812. Di questo periodo è l'appassionato studio delle musiche di Mozart e di Haydn (soprattutto i quartetti) che gli valse l'appellativo di "tedeschino".

Lanciato verso il successo
Intanto faceva rappresentare con discreto successo a Venezia, nel 1810, La cambiale di matrimonio, a Bologna L'equivoco stravagante (1811), cui seguono subito L'inganno felice, Ciro in Babilonia (Ferrara 1812), sua prima opera seria, La scala di seta, La pietra del paragone (Milano, La Scala 1812), il cui successo gli vale l'esenzione dal servizio militare e, infine, L'occasione fa il ladro. Dal 1812 al 1815 lavora alternativamente per Venezia e Milano, producendo contemporaneamente opere serie e buffe, variamente fortunate (Il signor Bruschino, Tancredi, L'italiana in Algeri, Aureliano in Palmira, Il turco in Italia) e la cantata Egle e Irena (Milano 1814). Tancredi, ma soprattutto il successo trionfale dell'Italiana in Algeri, lo consacrano compositore alla moda, e la critica – con Stendhal in prima fila – ne riconosce lo straordinario ingegno. Lascia Venezia col Sigismondo e accetta l'invito a Napoli dell'impresario Domenico Barbaja. Quello che si suole chiamare il periodo napoletano-romano, ma durante il quale in realtà Rossini fu presente si può dire su tutte le scene italiane con la sua fecondità e rapidità di creazione che divenne addirittura leggendaria, dura fino al 1823.

Lavoro febbrile e una serie di capolavori
A Napoli esordisce con Elisabetta regina d'Inghilterra (1815), interpretata da Isabella Colbran, una cantante di origine spagnola che sposerà nel 1822. Per Roma scrive invece Torvaldo e Dorliska, che cade nel 1815, e in non più d'una ventina di giorni Il barbiere di Siviglia (1816), il cui insuccesso della prima rappresentazione costituisce uno dei più celebri "fiaschi" delle scene teatrali. Tuttavia l'opera, nelle sere successive, riscosse consensi sempre maggiori sino al trionfo delle ultime riprese. Sono ancora di questi anni, fra le altre opere, Otello (Napoli 1816), La Cenerentola (Roma 1817), La gazza ladra (Milano 1817), Mosè in Egitto (Napoli 1818), La donna del lago (Napoli 1819), Bianca e Falliero (Milano 1819). La Zelmira, messa in scena a Napoli nel 1822, era già stata scritta con l'intenzione di farla eseguire a Vienna, dove il Barbaja voleva portare la sua compagnia. E, dopo il matrimonio con la Colbran (Bologna, 16 marzo 1822), i coniugi Rossini partono per Vienna, dove il Maestro dirige Cenerentola e Zelmira e si reca a far visita a Beethoven, il quale loda calorosamente il Barbiere.

Rossini europeo
Colpito dallo stato d'indigenza in cui versava l'autore dell'Eroica, Rossini si fa anche promotore di una sottoscrizione che però non ebbe seguito. Rientrato a Bologna nel dicembre 1822, riceve da Metternich un invito a Verona per il Congresso delle Nazioni, dove presenta quattro cantate. Poi con Semiramide, data a Venezia con esito non entusiasmante, conclude nel 1823 il periodo italiano. Nel dicembre di quello stesso anno, accogliendo l'invito dell'impresario del King's Theatre, giunge a Londra, dove dirige Zelmira e la cantata Il pianto delle muse per la morte di Lord Byron. Accolto affabilmente dalla nobiltà britannica, ricava anche lauti guadagni grazie a numerosi concerti. Alla fine del 1824 accetta la direzione del Théâtre Italien di Parigi e in breve tempo diviene la personalità di maggior rilievo nella vita musicale parigina. Mette in scena sue opere precedenti, oltre a due rifacimenti (Le Siège de Corinthe, 1826 e Moïse, 1827) e compone le sue ultime tre opere: Il viaggio a Reims (1825), Le Comte Ory (1828) e Guillaume Tell (1829).

D'improvviso, il silenzio
Intanto era stato nominato primo compositore del re e ispettore generale del canto in Francia, cariche che manterrà fino alla Rivoluzione di luglio. Ma con Guglielmo Tell, a soli trentasette anni, aveva abbandonato definitivamente il teatro e anche il suo ritmo creativo andrà diminuendo fin quasi al silenzio totale, per un fenomeno che invano gli studiosi hanno cercato di giustificare. Nel 1832 compone la prima parte dello Stabat Mater (che terminerà nel 1842 e che Donizetti dirigerà a Bologna), nel 1835 pubblica le Soirées musicales. Ritorna in Italia nel 1836 e, dopo la separazione legale dalla Colbran, accetta nel 1839 la consulenza perpetua del Liceo musicale di Bologna, che riorganizza completamente. Ma i disordini politici del 1848 lo inducono a lasciare prima Bologna per Firenze e poi l'Italia per la Francia, insieme alla seconda moglie, Olimpie Pélissier (la Colbran era morta nel 1845).

Ma il silenzio è solo apparente...
Si stabilisce definitivamente a Parigi nel maggio del 1855 e la sua villa di Passy diventa il fulcro della vita artistica parigina. Là, onorato e corteggiato, invecchia serenamente, componendo a intervalli quando l'ispirazione lo riprende. Di questi anni sono Le Chant de Titans (1859), la Petite Messe solennelle (1863), l'Hymne à Napoléon III (1867), varia musica da camera tra cui i Péchés de vieillesse. La morte viene improvvisa il 13 novembre 1868. Fu sepolto al Père Lachaise. Nel 1887  la salma fu traslata in Santa Croce di Firenze. Giuseppe Verdi stesso si fece promotore della Messa per Rossini.


Principali opere teatrali

1812
      La scala di seta (G.M. Foppa, Venezia, Teatro San Moisè)
      La pietra del paragone (L. Romanelli, Milano – La Scala)
      L'occasione fa il ladro ossia Il cambio della valigia (L. Prividali, Venezia – Teatro San Moisè)
1813
      Il signor Bruschino o Il figlio per azzardo (G.M. Foppa, Venezia – Teatro San Moisè)
      Tancredi (G. Rossi, Venezia – La Fenice)
      L'italiana in Algeri (A. Anelli, Venezia – Teatro San Benedetto)
      Aureliano in Palmira (F. Romani, Milano – La Scala)
1814
      Il turco in Italia (F. Romani, Milano – La Scala)
1816
      Il barbiere di Siviglia – col titolo Almaviva ossia L'inutile precauzione – (C. Sterbini, Roma – Teatro Argentina)
      Otello ossia Il Moro di Venezia (F. Berio, Napoli – Teatro Fondo)
1817
      La Cenerentola o La bontà in trionfo (J. Ferretti, Roma – Teatro Valle)
      La gazza ladra (G. Gherardini, Milano – La Scala)
1818
      Mosè in Egitto (A.L. Tottola, Napoli – San Carlo)
      La donna del lago (A.L. Tottola, Napoli – San Carlo)
      Bianca e Falliero o Il consiglio dei tre (F. Romani, Milano – La Scala)
1820
      Maometto II (C. Della Valle, Napoli – San Carlo)
1821
      Matilde di Shabran o Bellezza e cuor di ferro (J. Ferretti, Roma – Teatro Apollo)
1822
      Zelmira (A.L. Tottola, Napoli – San Carlo)
1823
      Semiramide (G. Rossi, Venezia, La Fenice)
1825
      Il viaggio a Reims o L'albergo del Giglio d'oro (L. Balocchi, Parigi – Théâtre Italien)
1826
      Le Siège de Corinthe (Balocchi e A. Soumet, Parigi – Opéra)
1827
      Moïse
(Balocchi ed E. De Jouy, Parigi – Opéra)
1828
      Le Comte Ory (E. Scribe e Delestre-Poirson, Parigi – Opéra)
1829
      Guillaume Tell (H. Bis e De Jouy, Parigi – Opéra)


Inoltre:
        musica sacra, cantate, inni, pezzi strumentali, musica da camera
 


 

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