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Verdi, Giuseppe

(10 ottobre 1813 - 27 gennaio 1901)

Le umili origini
Figlio di Carlo, gestore di una osteria-drogheria e di Luigia Uttini, manifestò prestissimo indubbie qualità musicali. Dopo aver studiato con l'organista delle Roncole Pietro Baistrocchi, continuò gli studi a Busseto: con Pietro Seletti quelli ginnasiali e con Ferdinando Provesi - maestro di cappella della Collegiata oltre che direttore della scuola di musica e della filarmonica - quelli musicali. Nello stesso periodo rientrava la domenica alle Roncole per il suo incarico di organista nella chiesa parrocchiale. Tra i 13 e i 18 anni, come scrisse egli stesso, compose "una foraggine di pezzi, marce per bande a centinaia, forse altrettante piccole sinfonie che servivano per Chiesa, pel teatro e per accademia... molte serenate, cantate e diversi pezzi da chiesa". Una così intensa attività gli procurò la stima dei bussetani e la protezione di Antonio Barezzi, un ricco negoziante anche presidente della filarmonica locale.

Un piccolo mecenate lo incoraggia
Nel 1831 Verdi viene accolto in casa Barezzi, dà lezioni di canto e pianoforte a Margherita, figlia maggiore del suo protettore, con la quale poi si fidanzerà. Il Barezzi, fiducioso nelle doti del giovane, gli fa ottenere una borsa di studio dal locale Monte di Pietà per poter proseguire gli studi a Milano. Ma qui, nel 1832, Verdi non viene ammesso al Conservatorio avendo superato i limiti di età; oltretutto, il suo esame di pianoforte viene giudicato insoddisfacente. Sovvenzionato dal Barezzi, studia allora per tre anni con Vincenzo Lavigna, maestro al cembalo della Scala e allievo di Paisiello, che - ricorderà Verdi più tardi - gli prescrisse "canoni e fughe, fughe e canoni in tutte le salse". Nel 1836 ritorna a Busseto dove viene nominato maestro di cappella del Comune e, in maggio, sposa Margherita Barezzi.

Difficili primi passi, poi la tragedia personale
Ma dopo tre anni, ansioso di cimentarsi come autore teatrale, si dimette dall'incarico in Comune e si trasferisce a Milano, dove l'impresario Bartolomeo Merelli gli accetta, per essere rappresentata alla Scala, la sua prima opera, Oberto, conte di S. Bonifacio (1839). Il discreto successo ottenuto dall'Oberto, indusse Merelli a commissionare a Verdi un'altra opera, questa volta comica: Un giorno di regno o Il finto Stanislao. Scritta nel periodo più triste e doloroso della vita del musicista (alla morte della figlia Virginia nel 1838, seguiranno l'anno dopo quella del figlio Icilio e nel 1840 quella della moglie adorata), l'opera, anche a causa di una infelice esecuzione, cadde alla Scala nel novembre del 1840. Amareggiato dall'insuccesso medita anche di abbandonare la composizione, ma il Merelli riesce a farlo reagire alla depressione affidandogli un nuovo libretto, Nabucco già rifiutato da Nicolai.

Un impresario lo sprona
Verdi stesso ricorderà anni dopo che il manoscritto del libretto, appena ricevuto dal Merelli e gettato con violenza sul tavolo di casa, si era aperto sulla pagina in cui si leggeva il verso: "Va', pensiero, sull'ali dorate". Verdi prosegue il racconto così:

Scorro i versi seguenti e ne ricevo una grande impressione, tanto più che erano quasi una parafrasi della Bibbia, nella cui lettura mi dilettavo sempre. Leggo un brano, ne leggo due: poi, fermo nel proposito di non scrivere, faccio forza a me stesso, chiudo il fascicolo e me ne vado a letto. Ma sì... Nabucco mi trottava pel capo!...

Il sonno non veniva: mi alzo e leggo il libretto non una volta, ma due, ma tre, tanto che al mattino, si può dire ch'io sapevo a memoria tutto quanto il libretto di Solera. Con tutto ciò, non mi sentivo di recedere dal mio proposito, e nella giornata torno a teatro e restituisco il manoscritto a Merelli.

«Bello, eh?», mi dice lui. «Bellissimo. Eh!... dunque, mettilo in musica!»

E così dicendo, prende il libretto, me lo ficca nella tasca del soprabito, mi piglia per le spalle, e con un urtone mi spinge fuori dal camerino. Non solo, ma mi chiude l'uscio in faccia con tanto di chiave. Che fare? Ritornai a casa col Nabucco in tasca: un giorno un verso, un giorno l'altro, una volta una nota, un'altra volta una frase... a poco a poco, l'opera fu composta.

Un lancio di carriera quasi mitico
Nabucco va in scena alla Scala il 9 marzo 1842, tra gli interpreti Giuseppina Strepponi che diverrà poi compagna fedele del musicista. Il successo fu enorme, il "Va' pensiero", in deroga alle norme, venne bissato. L'opera già evidenzia quell'elemento manifestamente patriottico che farà di certo del melodramma verdiano l'emblema dei sentimenti indipendentistici del popolo italiano, così come le iniziali del nome Verdi si identificheranno poi col grido di ribellione: W V(ittorio) E(manuele) R(e) D'I(talia).

Gli "anni di galera"
Dopo Nabucco l'attività creativa di Verdi diviene frenetica (sono i cosiddetti "anni di galera"): nel 1843 ancora alla Scala vengono rappresentati I lombardi alla prima crociata – il cui coro "O Signor che dal tetto natio", come il "Va' pensiero", assumerà carattere patriottico e verrà cantato con intento anti-austriaco –; e poi, tra le altre, Ernani (che rappresenta l'inizio della collaborazione con Piave) alla Fenice di Venezia (1844), Giovanna d'Arco di nuovo alla Scala (1845), Macbeth a Firenze (1847), I masnadieri nello stesso anno a Londra – primo lavoro destinato a un teatro straniero – Luisa Miller al S. Carlo di Napoli nel 1849.

Pietre miliari
Nel 1851 trionfa alla Fenice Rigoletto, prima opera della grande triade romantica, cui appartengono anche Il trovatore (Roma 1853) e La traviata, che dopo l'insuccesso della "prima" alla Fenice (6 marzo 1853) si impose su tutte le scene mondiali. Verdi, che già da anni si era stabilito a Busseto, acquista nel 1849 la Villa di S. Agata e si unisce a Giuseppina Strepponi che sposerà dieci anni più tardi. Nel 1855 scrive per l'Opéra di Parigi Les Vêpres Siciliennes, opera commissionatagli dal governo francese per l'inaugurazione dell'Esposizione Universale. Rientrato a Busseto si dedica al Simon Boccanegra per la Fenice (1857), cui seguiranno, accanto ad alcuni rifacimenti, Un ballo in maschera (Roma 1859), La forza del destino (S. Pietroburgo 1862), che comportò due suoi viaggi in Russia, Don Carlos (Parigi 1867) e Aida, commissionata dal kedivé d'Egitto e rappresentata al Cairo per celebrare l'apertura del canale di Suez (1871). Nel 1862, per l'Esposizione Universale di Londra, aveva anche composto L'inno delle nazioni su testo di Arrigo Boito.

I capolavori della tarda età
Ad Aida seguì un lungo silenzio, soggetto a poche eccezioni, come la composizione della Messa di requiem in memoria del venerato Manzoni che Verdi stesso diresse nella chiesa milanese di San Marco nel 1874. Ormai ultrasettantenne, il compositore ritorna al teatro con la fattiva collaborazione di Boito, dapprima con Otello (1887), poi con Falstaff (1893): i due capolavori posti a coronamento della sua intensa attività teatrale. Commemorato da tutto il mondo, Verdi si spegne nel 1901, all'alba del nuovo secolo.


Opere teatrali

1839
Oberto, conte di San Bonifacio (A. Piazza e T. Solera – Milano, La Scala)
1840
Un giorno di regno, ossia Il finto Stanislao (F. Romani – Milano, La Scala)
1842
Nabucodonosor, detto Nabucco (T. Solera – Milano, La Scala)
1843
I lombardi alla prima crociata (T. Solera – Milano, La Scala)
1844
Ernani (F.M. Piave, da Hugo – Venezia, La Fenice)
I due Foscari (F.M. Piave, da Byron – Roma, Teatro Argentina)
1845
Giovanna d'Arco (T. Solera, da Schiller – Milano, La Scala)
Alzira (S. Cammarano, da Voltaire – Napoli, San Carlo)
1846
Attila (T. Solera – Venezia, La Fenice)
1847
Macbeth (F.M. Piave e A. Maffei, da Shakespeare – Firenze, Teatro Della Pergola)
I masnadieri (A. Maffei, da Schiller – Londra, Her Majesty's Theatre)
Jérusalem (A. Royer e G. Vaëz, rifacimento di I Lombardi alla prima Crociata – Parigi, Opéra)
1848
Il corsaro (F.M. Piave, da Byron – Trieste, Teatro Grande)
1849
La battaglia di Legnano (S. Cammarano – Roma, Teatro Argentina)
Luisa Miller (S. Cammarano, da Schiller – Napoli, San Carlo)
1850
Stiffelio (F.M. Piave – Trieste, Teatro Grande)
1851
Rigoletto, in origine La maledizione (F.M. Piave, da Hugo – Venezia, La Fenice)
1853
Il trovatore (S. Cammarano, da A. García Gutiérrez – Roma, Teatro Apollo)
La traviata (F.M. Piave, da Dumas figlio, Venezia, La Fenice)
1855
Les Vêpres siciliennes (E. Scribe e C. Duveyrier, Parigi, Opéra)
Giovanna de Guzman (versione italiana di Les Vêpres siciliennes a cura di A. Fusinato, Parma, Teatro Regio; poi I vespri siciliani)
1857
Simon Boccanegra (F.M. Piave, da García Gutiérrez – Venezia, La Fenice)
Aroldo (F.M. Piave, rifacimento di Stiffelio, Rimini, Teatro Nuovo)
1859
Un ballo in maschera, in origine Una vendetta in domino (A. Somma, dal Gustave IIIdi Scribe – Roma, Teatro Apollo)
1862
La forza del destino (F.M. Piave, da A. Pérez de Saavedra, San Pietroburgo, Teatro Imperiale)
1865
Macbeth (versione francese dell’edizione del 1847 a cura di C. Nuitter e A. Beaumont – Parigi, Théâtre Lyrique)
1867
Don Carlos (F.J. Méry e C. Du Locle, da Schiller – Parigi, Opéra)
1871
Aida (A. Ghislanzoni, da F.A. Mariette – Il Cairo, Teatro dell'Opera)
1881
Simon Boccanegra (nuova versione con libretto a cura di A. Boito – Milano, La Scala)
1884
Don Carlo (nuova versione, traduzione italiana di Ghislanzoni – Milano, La Scala)
1887
Otello (A. Boito, da Shakespeare – Milano, La Scala)
1893
Falstaff (A. Boito, da Shakespeare – Milano, La Scala)
 
Composizioni corali sacre
Messa di requiem (per Manzoni) per soli, coro e orchestra (1874)
Pater Noster, per coro a 5 voci (1880)
Ave Maria, sulla "scala enigmatica", per coro a 4 voci (1889)
Stabat Mater, per coro e orchestra (1896-1897)
Te Deum, per doppio coro e orchestra (1895-1896)
Laudi alla Vergine Maria, per coro femminile 4 voci (1898)

Composizioni corali profane
Suona la tromba, inno (1848)
Inno delle nazioni, cantata per l’Esposizione Internazionale di Londra (1862)

Per voce e orchestra
Ave Maria, per soprano e archi (1880)

Musica da camera
Quartetto in mi min., per archi (1873)

Romanze per voce e pianoforte
6 Romanze (1838); L'esule (1839); La seduzione (1839); Chi i bei dì m'adduce ancora (1842); Album di 6 romanze (1845); Il poveretto (1847); Fiorellin che sorge appena (1850); La preghiera del poeta (1858); Il Brigidin (1863); Stornello (1869); Pietà Signor (1894); inoltre: Guarda che bianca luna. Notturno, per s., t. e b. con fl. obbligato (1839)
 
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